viernes, 24 de abril de 2015

La scure del vaticano a pieno regime!


Si ripetono i casi Livieres-Oliveri.

Un altra testa cadde grazie all'ippocrita "chiesa della misericordia".
I poteri forti del modernismo stanno eliminando i pochi vescovi attaccati alla Dottrina Cattolica di sempre ed alla Tradizione. A chi s'impegna nella propria diocesi a dare sacralità alle celebrazioni liturgiche. A chi sta riscuotendo successi con l'aumento delle vocazioni sacerdotali perché vogliono che i sacerdoti siano dediti al proprio ministero e non ad altri che sono proprio dei laici.
Ecco il vero volto della "chiesa della FALSA misericordia".
Svegliamoci e non manchiamo di denunciare questi sopprusi! La scusa per esonerare un vescovo tradizionale è sempre pronta: pedofilia o copertura! I media di regime sono sempre pronti con l'arma più efficace: la diffamazione!
Chi non vuol vedere, non veda, ma i fatti sono i fatti!
Però, non lasciamoci trascinare dal desanimo: il Signore ha promesso che le porte degli inferi NON PREVARRANNO contro la Chiesa!

Miserere

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zzzzFinn


I giornali di tutto il mondo, compresi quelli italiani, lo hanno accusato di pedofilia. Eppure lui non ha mai commesso abusi sessuali, non ha mai molestato, né tanto meno sfiorato minori. Non gli è mai stato trovato alcunché di compromettente. Non è mai stato oggetto di denunce. Ciò nonostante, oggi mons. Robert W. Finn, 62 anni, Vescovo di Kansas City-St. Joseph è stato rimosso dalla “Chiesa della misericordia” «in conformità al canone 401, comma 2 del Codice di Diritto Canonico» ovvero «per grave causa», avendolo ritenuto non più «in grado di svolgere il proprio ufficio». O meglio: per esser più precisi, tecnicamente papa Francesco avrebbe soltanto accolto le sue dimissioni, lo scorso 21 aprile. Dimissioni, tuttavia, presentate dopo esser stato «vivamente invitato a rassegnarle», come riportato sull’agenzia LifeSiteNews. Già la decisione del Vaticano di sottoporre mons. Finn ad indagine ha sorpreso molti: numerosi sono infatti coloro, anche ai piani alti della gerarchia, lasciati al proprio posto, nonostante debbano o abbiano dovuto affrontare accuse pesanti, anche nel campo della morale sessuale. Ma tant’è. Ora mons. Finn, pur restando Vescovo, è stato privato della sua Diocesi. Una vicenda, che ricorda quella analoga patita da mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano, pure «esonerato» dalla guida della Diocesi di Ciudad del Este, in Paraguay (per leggerla, cliccare qui ->).
Quale grave causa, dunque, avrebbe reso inadatto il Vescovo di Kansas City-St. Joseph? Un gran giurì della contea gli ha contestato l’omessa denuncia di un suo prete, padre Shawn Ratigan, finito nei guai per alcune foto trovate sul suo computer, definite dalla stampa ora pornografiche, ora addirittura pedopornografiche. Per queste immagini don Ratigan è stato arrestato e condannato a 50 anni di carcere. Il Vescovo, secondo l’accusa, avrebbe contattato troppo tardi le autorità per segnalare la situazione, benché avesse chiesto già una valutazione psichiatrica sul sacerdote. Valutazione, che lo trovò depresso, non pedofilo. E benché fosse stata già avviata in Diocesi un’indagine indipendente. Avrebbe potuto agire più tempestivamente? Mons. Finn, già nel maggio 2011, chiese scusa per questo, ma nel 2012 venne comunque condannato a due anni di libertà vigilata. Eppure – lamenta Bill Donohue, presidente della Catholic League - «nessun bambino è mai stato sfiorato o abusato e nessun padre ha mai sporto denunce per molestie ai danni della propria figlia». Ed ha concluso: «Ringraziamo mons. Finn per aver ripulito il brutto pasticcio, che aveva ereditato. Per chiunque gli succeda, il lavoro ora sarà molto più facile». Strano. Molto strano. Qui suona un campanello d’allarme. Quale brutto pasticcio?
Mons. Finn era da molto tempo nel mirino della Sinistra americana e dell’ala progressista della Chiesa per gli sforzi profusi nel promuovere la Dottrina della Chiesa e la Tradizione. Fu tra i primissimi ad incoraggiare la celebrazione della S.Messa tridentina già ai tempi di Giovanni Paolo II, in applicazione della lettera circolare Quattuor abhinc annos.
Sin dal suo ingresso in Diocesi, nel 2005, mons. Finn fu reso oggetto di attacchi sempre più al vetriolo per aver subito introdotto in loco significativi cambiamenti di rotta, modificato incarichi e programmi. Sotto la sua guida, la Diocesi ha conosciuto un’esplosione di vocazioni sacerdotali, ha aperto la causa di canonizzazione di una religiosa e supervisionato la costruzione di due nuove chiese. Il 15 marzo 2010 provocò un nuovo mal di pancia al mondo catto-progressista, accogliendo, nell’antico Oratorio cattolico di San Patrizio, la promessa solenne secondo il rito tridentino di dieci novizie della famiglia benedettina di Maria, Regina degli Apostoli, consacratesi a Dio con la professione dei voti perpetui.
Ancora: nel 2013 intimò al National Catholic Reporter, testata di punta del catto-progressismo americano, di «rimuovere l’aggettivo ‘cattolico’ dal proprio titolo», essendo «tutto tranne» che questo. Il giornale, infatti, condannava apertamente la Dottrina della Chiesa su temi quali l’ordinazione femminile, la morale sessuale, la contraccezione artificiale; inoltre, diffondeva «teologie dissidenti», tali da respingere – dichiarò mons. Finn – «dichiaratamente ed in più punti quanto stabilisce il Magistero». Una curiosità: il Reporter è stato, guarda caso, proprio tra coloro che per primi chiesero la testa del prelato, mostrandosi anzi scocciato per il fatto che ancora non si fosse dimesso. Anche questo è molto strano.
«E’ stato un onore ed una gioia per me servire in mezzo a tanta brava gente di fede», ha scritto mons. Finn in un messaggio di commiato, apparso sul sito web della sua (ormai) ex-Diocesi: «Invito a cominciare sin d’ora a pregare per il prossimo Vescovo di Kansas City-St. Joseph, chiunque sia colui che Dio vorrà chiamare». Il Pontefice ha temporaneamente nominato amministratore apostolico, sino all’arrivo del successore, l’Arcivescovo Joseph Naumann.
Ma non tutti cantano col coro: Madre Cecilia, priora delle monache benedettine di Maria Regina degli Apostoli, ritiene che il pensiero di mons. Finn sia stato completamente travisato dalla campagna mediatica sferrata contro di lui: «Il nostro Vescovo è un uomo che ispira fede, santità ed un grande zelo per le cose di Dio – ha dichiarato all’agenziaLifeSiteNews – Mi si spezza il cuore all’idea che tante persone conoscano di lui soltanto quel che sentono dalle urla dei media e delle agenzie di stampa, scagliatesi sin dall’inizio contro di lui per mero pregiudizio. Dieci anni fa mons. Finn è stato gettato in mezzo ad una Diocesi da tutti conosciuta come focolaio di eterodossia e dissenso. Subito introdusse necessari ed importanti cambiamenti: coloro ai quali tutto ciò ha provocato qualche dispiacere, non hanno dimenticato, né perdonato». Il che fa scattare l’ennesimo campanello d’allarme: il sospetto cioè che, in realtà, l’intera vicenda possa acquisire il sapore amaro della vendetta.
Nonostante la campagna diffamatoria scatenata nei confronti del Vescovo, Madre Cecilia ha notato su LifeSiteNews come egli abbia persistito e proseguito la propria opera con umiltà e fedeltà alla Chiesa: «Il nostro Vescovo ha sopportato e sofferto tanto in questi anni – ha dichiarato – Continuo ad esser stupita ed affascinata dalla sua umiltà, dalla sua carità e dalla sua paziente rassegnazione in mezzo ad attacchi implacabili». Dall’esterno, ma soprattutto dall’interno.
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http://www.riscossacristiana.it/quelle-strane-ombre-sulle-dimissioni-di-mons-finn/

domingo, 8 de marzo de 2015

Purgas "primaveriles"


Como si no hubiera sido suficiente haber contribuido para quitar de en medio a mons. Livieres, hete aquí que la "conferencia episcopal paraguaya" (rigurosa minúscula) no ha encontrado nada mejor que hacer que borrar el nombre de mons. Livieres de la lista de obispos paraguayos.
Si no me equivoco, mons. Livieres había sido destituido injusta y escandalosamente de su diócesis pero, que yo sepa, no se le quitó su carácter episcopal.
De todos modos, para la CEP, el nombre de Livieres es una especie de anatema que parece traerles malos recuerdos y que ya, evidentemente, quisieran que no fuese más obispo.
Las "purgas primaveriles" parecen también ir más allá de lo establecido por Roma. Pero ya sabemos que el clero actual es más papista que el papa. A lo mejor, están haciendo méritos y demostrando qué tan buenos "alumnos" pueden ser de quien actualmente enseña la "misericordia" como ningún otro se había atrevido a hacerlo antes.

Miserere


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lunes, 19 de enero de 2015

De nuevo la CEP borra a Mons. Livieres de la lista de Obispos

La primera vez en que la Conferencia Episcopal Paraguaya había borrado el nombre del ex Obispo de Ciudad del Este fue el 24 de noviembre de 2014. En aquella ocasión habían suprimido deliberadamente el nombre de este obispo del sitio web http://episcopal.org.py/ , pero posteriormente después de nuestra denuncia volvieron a colocar, pero sin dar ninguna explicación, tal como ya nos tienen acostumbrados los encargados de ese medio de comunicación.

En esta ocasión procedieron a eliminar el nombre del mencionado Obispo de la lista de obispos del Paraguay de la Agenda Litúrgica 2015. Y como todos sabemos, esta agenda es adquirida por la gran mayoría de los feligreses, sacerdotes, obispos y hasta por mi abuela. ¿Cuál es la intención de la CEP?

La respuesta es sencilla atendiendo a la estrategia. Desde que inició el proceso de eliminación del factor Livieres de la estructura eclesial paraguaya, la CEP actuó de un modo subrepticio, sin embargo, cada vez se les veía más la mano negra que metían en el asunto. Esta estructura monolítica llamada “conferencia episcopal”, está llevando a cabo un proceso de supresión hasta del recuerdo de Mons. Rogelio Livieres.

El primer objetivo ya fue logrado por ellos, pero ahora toca quitar cualquier referencia a este Obispo de los documentos y materiales a ser distribuidos, así como quienes compren las agendas litúrgicas en años sucesivos no podrán encontrar a Mons. Rogelio en la lista de ex obispos de Ciudad del Este.

Los próximos pasos serían destruir el Seminario Mayor San José, pero como sería demasiado evidente si lo cierran de golpe, impondrán allí el mismo y nocivo sistema de formación que ellos tienen en el Seminario Mayor Nacional. De este modo, los nuevos sacerdotes que se formen en el Seminario fundado por Mons. Livieres saldrán embebidos en la Teología de la Liberación y con tendencia altamente socialista.

Lo que está cometiendo la Conferencia Episcopal Paraguaya contra la Diócesis de Ciudad del Este es una verdadera barbaridad, porque ellos no son capaces de reconocer que Mons. Livieres salió victorioso y que el modelo que verdaderamente funciona en nuestro país es este planteó. Y ante esto, están tratando de borrar toda la obra realizada por este Obispo. ¿Lo conseguirán? Veremos. 
 
 
 

lunes, 2 de febrero de 2015

En odio a la Fe...


Este es el seminario que la furia vaticana ha destruido: pertenecía a los Franciscanos de la Inmaculada. Esta es la vida "deplorable" que llevaban los monjes y que, a los ojos de los que odian la santidad, les era de escándalo!
Pero Jesús prometió: "NON PRAEVALEVUNT!"


“La Chiesa NON deve mettersi al passo coi tempi"

“La Chiesa deve mettersi al passo coi tempi"

Quante volte abbiamo sentito questo slogan! Quante volte fino all'esaurimento... Di quante parole vuote ci hanno riempito la testa per anni ed anni... Quanto tempo abbiamo perso ascoltando o leggendo stupidaggini di questo tenore! Quanto tempo buttato via! Quanto danno hanno fatto ed stanno facendo parole come queste!

Riprendo uno stralcio dell'articolo:

"Perché mai non potremmo vivere la messa come un tempo? Perché mai non potremmo ricevere i sacramenti come un tempo? Perché mai dovremmo stravolgere una prassi consolidata nella Chiesa da secoli per applicare le dubbie ricette ecclesiastiche di oggi? Perché il catechismo chiaro e semplice della tradizione non dovrebbe andare più bene? Perché mai nelle chiese gli uomini di oggi non potrebbero vivere la preghiera come i cristiani di duemila anni? Perché mai dovremmo cambiare le regole per accedere ai sacramenti, se queste nascono dalla verità del Vangelo, se queste custodiscono il dogma?
Loro, i clericali moderni, dicono che dobbiamo cambiare perché gli uomini di oggi non capirebbero. Ma anche questo non te lo spiegano, ti dicono che è così e che non si discute".


E' vero! Nessuno ce l'ha spiegato perché non c'era bisogno! Il lavaggio di cervello ha funzionato alla grande e così nessuno ha bisogno di spiegazioni!

Ma adesso tremano... Tremano perché si stanno alzando tante voci. Voci che sembravano perse per sempre sotto gli effetti del lavaggio di cervello. E cosa si fa per farle tacere? Destituzioni, silenziamenti, proibizioni, allontanamenti (i FFI, mons. Livieres, e adesso padre González del blog "Adelante la Fe" e tanti altri che negli ultimi due anni hanno dimostrato di "non mettersi al passo coi tempi").
Sappiano che non ci faranno tacere e se i preti fedeli vengono puniti dai loro vescovi, sappiano che continuiremo noi laici a dare battaglia a smascherare la menzogna!
Il Cristo modernista noi NON l'accettiamo!

Miserere

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Da "Chiesa e post concilio"

Dogmatica, ma non sul dogma

 

Editoriale di Radicati nella fede - Anno VIII n° 2 - Febbraio 2015 [qui]

 Dogmatica su ciò che non è dogma, sembra proprio questa la situazione della Chiesa degli ultimi decenni. Mentre si lasciano i teologi e i vari pastoralisti scorrazzare in piena libertà dentro la dottrina cristiana, riformulando pericolosamente le verità di fede fino a trasformarle e sconvolgerle in qualcosa d'altro; mentre si lascia libero corso ad un fiume di predicazione che rischia di non salvaguardare l'interezza del Credo cattolico, si diventa dogmatici, fissisti, autoritari su ciò che invece non è essenziale nella Chiesa, ad esempio sull'organizzazione della pastorale nelle diocesi e nelle parrocchie.
 Un tempo, invece, nella Chiesa ci si preoccupava di salvare i dogmi, la verità e le verità contenute nel Vangelo. Un tempo, invece, si era preoccupati di custodire e trasmettere l'integrità della morale cattolica, ripetendo i comandamenti e declinandoli ai fedeli perché si esercitassero ad applicarli alla concretezza della loro vita.

 Anche nella disciplina, un tempo severa nella Chiesa, si era tali solo per salvaguardare la sana trasmissione della Grazia di Dio nell'impianto sacramentale. Si era severi nel garantire le condizioni per ricevere con frutto i sacramenti, ma, ci sembra proprio così, non si dogmatizzava sul resto. La storia della Chiesa è storia di libertà, di una grande libertà nel rispondere alla volontà di Dio. Se pensiamo ai santi, ci accorgiamo che non ce n'è uno uguale all'altro; nelle loro vite appare la grande fantasia di Dio e la grande libertà dell'uomo nel compiere il bene. Nello stesso tempo vediamo, nelle diversissime vite dei santi, una uniformità impressionante per quanto riguarda i dogmi, cioè ciò che hanno creduto, l'importanza data ai sacramenti, la centralità della Messa, la vita concepita come partecipazione alla sofferenza redentiva del Signore, l'amore alla Chiesa, la scrupolosità nelle opere di misericordia, le fede nella vita eterna, la decisività della preghiera per i vivi e per i morti, etc. Erano insomma un catechismo vivente: potremmo con frutto fare dottrina partendo dalla vita dei santi di tutte le epoche della cristianità, e giungeremmo a riscrivere sempre lo stesso catechismo.
 I santi, la Chiesa, erano uniformi, meglio uniti, nella fede e nella disciplina che ragionevolmente ne discende, e non su tutto il resto.
 Oggi, e veniamo al dunque, non è proprio più così: sei controllato su tutto il resto, devi uniformarti ad uno “stile”, quello naturalmente della “Chiesa moderna”. Se non ti uniformi, non appartieni più a questa Chiesa; e se non ti buttano fuori, vivi come nell'ombra: sanno che ci sei, ma fanno di tutto perché tu sia invisibile. Non interessa che tu sia fervente cattolico, che tu custodisca tutta la dottrina della Chiesa di tutti i tempi. No, ai burocrati del clericalismo moderno preoccupa che tu non sia allineato al nuovo stile, allo stile moderno, alla Chiesa rinnovata!
 Questo è il nuovo dogma, è il super-dogma intoccabile, che avvolgendo tutti i dogmi di sempre, li neutralizza e li avvelena nella nuova ideologia.
 I dogmi, quelli veri, sono le verità rivelate da Dio, che siamo tenuti a credere per l'autorità di Dio che li rivela. La Chiesa ne è la custode, la responsabilità grave dei pastori è trasmetterli perché salvino le anime.
 Il super-dogma della modernità invece non viene da Dio, l'hanno inventato gli uomini. E pretendono di reinterpretare tutto secondo questa lapidaria affermazione: “La Chiesa deve mettersi al passo coi tempi, se non vuole restare fuori della storia”.
 È una falsità che viene da lontano; la Massoneria ne è diventata la più funesta propagatrice negli ultimi secoli; questa menzogna è entrata pian piano nella Chiesa, oggi sembra aver vinto. All'interno di questo bollettino troverete un bello scritto del P. Emmanuel, dove, parlando del mistero d'iniquità, definisce la Massoneria “la cloaca di tutte le corruzioni dell'umanità”. E cuore dell'opera massonica è questa reinterpretazione globale del cattolicesimo in chiave moderna, per trasformarlo in una inutile religione naturale, fatta di vuote parole di solidarietà umana.
 “La Chiesa deve mettersi al passo coi tempi, se non vuole restare fuori della storia”: è una menzogna, per questo non ve la spiegheranno mai, ma ve la imporranno con violenza. Non ve la spiegheranno, perché se lo facessero dimostrerebbero la loro eresia, dimostrerebbero di non venire da Dio.
 Da sempre, dagli inizi, la modernità non fu mai la preoccupazione della Chiesa. La sua preoccupazione fu sempre quella di essere fedele al Signore Gesù, alla divina Rivelazione. Pensate ciò che scrive san Paolo nella lettera ai Galati:
 “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!” (Gal 1,8-9).
 Impressionante! “Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso”... San Paolo mette in guardia i fedeli... non solo un angelo dal cielo, ma nemmeno lui, il grande apostolo, può cambiare una virgola alla fede, una virgola a quel vangelo che aveva già loro predicato. E chi sono questi teologi- pastoralisti moderni, chi credono di essere, per chiederci di modificare la fede reinterpretandola secondo il super-dogma della modernità... la Chiesa deve adattarsi al mondo di oggi, non può più fare oggi ciò che faceva un tempo?
 Eh sì, ti dicono così, non potete fare più ciò che la Chiesa faceva un tempo... dovete adattarvi al mondo moderno. Anche qui però non ti dicono il perché, non ti spiegano.
 Perché mai non potremmo vivere la messa come un tempo? Perché mai non potremmo ricevere i sacramenti come un tempo? Perché mai dovremmo stravolgere una prassi consolidata nella Chiesa da secoli per applicare le dubbie ricette ecclesiastiche di oggi? Perché il catechismo chiaro e semplice della tradizione non dovrebbe andare più bene? Perché mai nelle chiese gli uomini di oggi non potrebbero vivere la preghiera come i cristiani di duemila anni? Perché mai dovremmo cambiare le regole per accedere ai sacramenti, se queste nascono dalla verità del Vangelo, se queste custodiscono il dogma?
 Loro, i clericali moderni, dicono che dobbiamo cambiare perché gli uomini di oggi non capirebbero. Ma anche questo non te lo spiegano, ti dicono che è così e che non si discute.
 A noi sembra invece che sono loro, i clericali ammodernati, a non sopportare la Chiesa, la Chiesa e la sua gloriosa storia di grazia e di santità. Non l'hanno più sopportata, la Chiesa di sempre, perché ne avevano smarrito le ragioni, e per non uscirne hanno lavorato per cambiarla con il dogma della modernità. L’hanno cambiata davvero dove hanno potuto, fino a sfigurarla, provocando la più grande crisi della storia cristiana.
 Ma la Chiesa è di Dio, per questo restiamo sereni nella Tradizione, attendendo l'ora della liberazione.
 

martes, 28 de octubre de 2014

Amenaza de excomunión?

Agregamos un episodio más a la lista de atropellos cometida por quienes detentan el poder en la Iglesia.
La asombrosa nota de advertencia (amenaza?) del obispo de Albano Laziale hacia quienes frecuentan y reciben los sacramentos en el priorato de la FSSPX da a entender que el único blanco sobre el cual disparar en esta mal llamada "iglesia de la misericordia" es la Tradición!
Por un lado, la mano tendida a la FSSPX como durante el reciente encuentro del card. Mueller con mons. Fellay; por otro, la puñalada en la espalda de este obispo que, quizá, vea amenazada su diócesis de escasez de fieles porque éstos se dan cuenta de que algo no está bien en la Iglesia y, en cambio, desean recibir la doctrina católica de fuentes seguras acudiendo al priorato? Vaya uno a saber!

Miserere


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martedì 28 ottobre 2014

COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI E SCOMUNICA AI CATTOLICI TRADIZIONALI

E’ di pochi giorni fa la Notificazione ai Parroci sulla “Fraternità S. Pio X” del Vescovo di Albano Mons. Marcello Semeraro che in fondo pagina potrete leggere.


Mi sembra invece assolutamente fuori luogo, parlare di rottura della comunione con la Chiesa cattolica, come ritiene Mons. Semeraro, citando una vecchissima Nota pastorale di un suo Predecessore, il Vescovo Dante Bernini, per quanto questi sia stato un degnissimo vescovo.

Arrivare poi addirittura a diffidare i fedeli dal richiedere e ricevere i Sacramenti nella Fraternità S. Pio X, ammonendoli che altrimenti si metterebbero fuori della comunione con la Chiesa cattolica, lascia stupefatti e si potrebbe ipotizzare per il Vescovo uno sconfinamento dall’ambito di esercizio della sua potestà.

La Fraternità S. Pio X non è stata mai scomunicata e mai sono state dichiarate invalide né le ordinazioni sacerdotali, né quelle episcopali, né le celebrazioni eucaristiche, né l’amministrazione dei Sacramenti. Sono stati scomunicati soltanto Mons. M. Lefebvre, per le illecite consacrazioni episcopali, e i vescovi da lui consacrati. Tali scomuniche sono state poi revocate da Benedetto XVI. 
Ora se scomunicare significa estromettere dalla comunione, per conseguenza logica revocare la scomunica significa riammettere nella comunione. 
Se a ciò poi si aggiunge che la S. Sede riconosce come veri vescovi quelli consacrati (illegittimamente, ma validamente) da Mons. Lefebvre, si capisce fin troppo chiaramente come sia del tutto contraddittorio e inammissibile considerare, come sancisce Mons. Semeraro, che siano fuori della comunione della Chiesa cattolica coloro che vanno a Messa o ricevono i sacramenti nella Fraternità S. Pio X.

Essere fuori della comunione significa essere scomunicati; ma se scomunicata non è laFraternità S. Pio X, non lo sono nemmeno i fedeli che la frequentano. Si tratta soltanto di illegittimità e di irregolarità. In altre parole è solo questione di disciplina. 
Ma quanta indisciplina c’è stata e c’è ancora nella Chiesa, nonostante i severi richiami dall’Alto, da parte di tanti preti, che manomettono la Liturgia a loro piacimento, fino ad atti che rasentano la profanazione, senza mai che i Vescovi intervengano? 

D’altra parte considerare come un delitto degno di scomunica il rimanere nella dottrina, nella liturgia e nella tradizione della Chiesa così come questa era ed è stata per secoli, significherebbe ripudiare la Chiesa come è sempre stata, e questo sì che sarebbe un fatto gravissimo gravido di pericoli di scisma. 

Lo dice chiaramente anche Benedetto XVI nella lettera ai vescovi che potrete leggere in fondo con la quale accompagna il suo Motu proprio Summorum Pontificum: «Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può improvvisamente essere proibito o, addirittura, giudicato dannoso». 
Mons. Semeraro nel proibire, e con ciò giudicando dannosa la frequentazione sacramentale nella Fraternità S. Pio X, al punto da considerare scomunicati coloro che in essa ricevono i sacramenti e assistono alla S. Messa celebrata secondo il venerando e secolare rito tridentino, mette in non cale, se non addirittura contesta le succitate parole di Benedetto XVI, per quanto ciò possa essere al di là delle sue intenzioni.

Io ho sempre avuto un debole per la Liturgia così come veniva celebrata prima della riforma scaturita dal Conc. Vat. II, perciò ho esultato di gioia per la decisione di Benedetto XVI di concedere ad ogni sacerdote la facoltà di celebrare la Santa Messa con il messale di S. Pio V, tant’è che ogni volta che posso, ben volentieri e con gran profitto spirituale, mi avvalgo della celebrazione con tale messale. Per cui, se io avessi desiderio di partecipare a qualche Vespro solenne (o anche a una solenne Messa) celebrato in latino e canto gregoriano nell’antica ritualità, e quindi io mi recassi nella chiesa della Fraternità S. Pio X secondo Mons. Semeraro io sarei fuori della comunione con la Chiesa cattolica?! 
Assurdo! 
Significherebbe che con una santissima celebrazione io mi metterei fuori della comunione dei Santi! 
Rottura della comunione con la Chiesa cattolica per aver partecipato a una Santa Messa! Rottura della comunione con la Chiesa cattolica per aver partecipato a un Vespro solenne! Rottura della comunione con la Chiesa cattolica per aver pregato insieme a dei fratelli, che sono solo in situazione canonicamente irregolare! 

Ma la preghiera non è il primo passo da fare in campo ecumenico? Abbracci e baci con i non cattolici, ma diffida per quelli che vogliono pregare insieme a dei fratelli cattolici, che sono soltanto (se si vuole) non canonicamente inquadrati 

Tutto il rispetto e l’obbedienza al Vescovo, e anche la comprensione per le sue sollecitudini pastorali, ma non mi sembra che rientri nell’ambito della sua potestà il proibire di pregare insieme ad altri fratelli cattolici (anzi cattolicissimi), tanto più in considerazione del fatto che il pregare insieme è il primo passo da fare in campo ecumenico. 

Se il Papa, abbracciando e baciando Ebrei (che rifiutano il Cristo), mussulmani (che non credono alla divinità di Cristo e si propongono di eliminare gli “infedeli” e condannare a morte chi si converte al cristianesimo), ortodossi (che non riconoscono il primato giurisdizionale del Papa) e protestanti (che non credono alla verginità di Maria e rifiutano alcuni sacramenti), ci vuole invitare a rapporti fraterni con costoro, esortando anche a pregare insieme, senza dimenticare che lui si è persino inchinato per ricevere la benedizione dal Primate anglicano, la cui ordinazione sacerdotale ed episcopale è invalida, e quindi è un laico, come si potrebbero per coerenza ripudiare dei cattolici, che sono soltanto non canonicamente inquadrati, per la loro ferma volontà di rimanere legati alla Chiesa come è stata per secoli fino al Concilio Vat. II? 

Di che cosa vengono accusati gli aderenti alla Fraternità S. Pio X, per doverli tenere a distanza e nemmeno pregare con loro? 
Di essere rimasti fermi alla Chiesa preconciliare? 
O grave delitto nel quale i cattolici hanno perseverato per secoli! 
Abbracci e baci agli eretici, ma alla larga da costoro! 
Con buona pace della conciliare Unitatis redintegratio!

C’è bisogno di aggiungere altro?

Diocesi suburbicaria di Albano

NOTIFICAZIONE AI PARROCI SULLA “FRATERNITA’ SAN PIO X”


Nelle ultime settimane sono pervenute alla Curia Diocesana richieste di chiarimento circa la celebrazione dei Sacramenti presso la «Fraternità San Pio X» di Albano Laziale.

Al riguardo si ritiene doveroso precisare che la suddetta “Fraternità” non è una istituzione (né parrocchia, né associazione) della Chiesa Cattolica.

Ciò vale anche successivamente al decreto della Congregazione dei Vescovi del 21 gennaio 2009 con cui il Santo Padre Benedetto XVI, andando benignamente incontro a reiterate richieste da parte del Superiore Generale della Fraternità San Pio X, revocava la scomunica nella quale fin dal 30 giugno 1988 erano incorsi quattro Presuli della stessa Fraternità.

Ciò è stato sottolineato da Benedetto XVI con la sua Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica del 10 marzo 2009: «la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa» (in AAS CI [2009], n. 4, p. 272). Lo stesso Benedetto XVI, nella successiva Lettera m.p. Ecclesiae Unitatem del 2 luglio 2009 ha ribadito: «la remissione della scomunica è stata un provvedimento nell’ambito della disciplina ecclesiastica per liberare le persone dal peso di coscienza rappresentato dalla censura ecclesiastica più grave. Ma le questioni dottrinali, ovviamente rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero» (in AAS CI [2009], p.710-711).

A seguito di quanto sopra, è doveroso ribadire quanto già formulato nella Nota Pastorale sulla Fraternità San Pio X del Vescovo Dante Bernini, dove si legge:

I fedeli cattolici non possono partecipare alla Messa, né richiedere o/e ricevere sacramenti dalla o nella Fraternità. Agire diversamente significherebbe rompere la comunione con la Chiesa cattolica.

Pertanto qualunque fedele cattolico che richiede e riceve Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal Vescovo.

Spiace sinceramente che talune opzioni, specialmente se riferite all’Iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi, siano in contrasto con gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana e con le scelte conseguenti della Diocesi di Albano, dove sono privilegiati percorsi formativi per la crescita e la maturazione della vita di fede.

Ai Parroci il compito di dare adeguata informazione ai fedeli.

Dalla Curia di Albano, 14 ottobre 2014, Prot. 235/14.


Marcello Semeraro, vescovo



Lettera del Santo Padre 
Benedetto XVI 
ai vescovi di tutto il mondo 
per presentare 
il Motu Proprio “ Summorum Pontificum cura” 
sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970

Cari Fratelli nell’Episcopato,

con grande fiducia e speranza metto nelle vostre mani di Pastori il testo di una nuova Lettera Apostolica "Motu Proprio data" sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Il documento è frutto di lunghe riflessioni, di molteplici consultazioni e di preghiera.

Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un’accettazione gioiosa ad un’opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto.

A questo documento si opponevano più direttamente due timori, che vorrei affrontare un po’ più da vicino in questa lettera.

In primo luogo, c’è il timore che qui venga intaccata l’Autorità del Concilio Vaticano II e che una delle sue decisioni essenziali ? la riforma liturgica ? venga messa in dubbio. Tale timore è infondato. Al riguardo bisogna innanzitutto dire che il Messale, pubblicato da Paolo VI e poi riedito in due ulteriori edizioni da Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma normale ? la forma ordinaria ? della Liturgia Eucaristica. L’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l’autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio, potrà, invece, essere usata come forma extraordinaria della Celebrazione liturgica. Non è appropriato parlare di queste due stesure del Messale Romano come se fossero "due Riti". Si tratta, piuttosto, di un uso duplice dell’unico e medesimo Rito.

Quanto all’uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l’attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso. Al momento dell’introduzione del nuovo Messale, non è sembrato necessario di emanare norme proprie per l’uso possibile del Messale anteriore. Probabilmente si è supposto che si sarebbe trattato di pochi casi singoli che si sarebbero risolti, caso per caso, sul posto. Dopo, però, si è presto dimostrato che non pochi rimanevano fortemente legati a questo uso del Rito romano che, fin dall’infanzia, era per loro diventato familiare. Ciò avvenne, innanzitutto, nei Paesi in cui il movimento liturgico aveva donato a molte persone una cospicua formazione liturgica e una profonda, intima familiarità con la forma anteriore della Celebrazione liturgica. Tutti sappiamo che, nel movimento guidato dall’Arcivescovo Lefebvre, la fedeltà al Messale antico divenne un contrassegno esterno; le ragioni di questa spaccatura, che qui nasceva, si trovavano però più in profondità. Molte persone, che accettavano chiaramente il carattere vincolante del Concilio Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi, desideravano tuttavia anche ritrovare la forma, a loro cara, della sacra Liturgia; questo avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa.

Papa Giovanni Paolo II si vide, perciò, obbligato a dare, con il Motu Proprio "Ecclesia Dei" del 2 luglio 1988, un quadro normativo per l’uso del Messale del 1962, che però non conteneva prescrizioni dettagliate, ma faceva appello, in modo più generale, alla generosità dei Vescovi verso le "giuste aspirazioni" di quei fedeli che richiedevano quest’uso del Rito romano. In quel momento il Papa voleva, così, aiutare soprattutto la Fraternità San Pio X a ritrovare la piena unità con il Successore di Pietro, cercando di guarire una ferita sentita sempre più dolorosamente. Purtroppo questa riconciliazione finora non è riuscita; tuttavia una serie di comunità hanno utilizzato con gratitudine le possibilità di questo Motu Proprio. Difficile è rimasta, invece, la questione dell’uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perché spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l’autorità del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell’uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia. Così è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni.

In secondo luogo, nelle discussioni sull’atteso Motu Proprio, venne espresso il timore che una più ampia possibilità dell’uso del Messale del 1962 avrebbe portato a disordini o addirittura a spaccature nelle comunità parrocchiali. Anche questo timore non mi sembra realmente fondato. L’uso del Messale antico presuppone una certa misura di formazione liturgica e un accesso alla lingua latina; sia l’una che l’altra non si trovano tanto di frequente. Già da questi presupposti concreti si vede chiaramente che il nuovo Messale rimarrà, certamente, la forma ordinaria del Rito Romano, non soltanto a causa della normativa giuridica, ma anche della reale situazione in cui si trovano le comunità di fedeli.

È vero che non mancano esagerazioni e qualche volta aspetti sociali indebitamente vincolati all’attitudine di fedeli legati all’antica tradizione liturgica latina. La vostra carità e prudenza pastorale sarà stimolo e guida per un perfezionamento. Del resto le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione "Ecclesia Dei" in contatto con i diversi enti dedicati all’ "usus antiquior" studierà le possibilità pratiche. Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso. La garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale.

Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare. Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente. Mi viene in mente una frase della Seconda Lettera ai Corinzi, dove Paolo scrive: "La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto… Rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!" (2 Cor 6,11?13). Paolo lo dice certo in un altro contesto, ma il suo invito può e deve toccare anche noi, proprio in questo tema. Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ciò a cui la fede stessa offre spazio.

Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto. Ovviamente per vivere la piena comunione anche i sacerdoti delle Comunità aderenti all’uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi. Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l’esclusione totale dello stesso.

In conclusione, cari Confratelli, mi sta a cuore sottolineare che queste nuove norme non diminuiscono in nessun modo la vostra autorità e responsabilità, né sulla liturgia né sulla pastorale dei vostri fedeli. Ogni Vescovo, infatti, è il moderatore della liturgia nella propria diocesi (cfr. Sacrosanctum Concilium, n. 22: "Sacrae Liturgiae moderatio ab Ecclesiae auctoritate unice pendet quae quidem est apud Apostolicam Sedem et, ad normam iuris, apud Episcopum").

Nulla si toglie quindi all’autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l’Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio.

Inoltre, vi invito, cari Confratelli, a scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l’entrata in vigore di questo Motu Proprio. Se veramente fossero venute alla luce serie difficoltà, potranno essere cercate vie per trovare rimedio.

Cari Fratelli, con animo grato e fiducioso, affido al vostro cuore di Pastori queste pagine e le norme del Motu Proprio. Siamo sempre memori delle parole dell’Apostolo Paolo dirette ai presbiteri di Efeso: "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue" (Atti 20,28).

Affido alla potente intercessione di Maria, Madre della Chiesa, queste nuove norme e di cuore imparto la mia Benedizione Apostolica a Voi, cari Confratelli, ai parroci delle vostre diocesi, e a tutti i sacerdoti, vostri collaboratori, come anche a tutti i vostri fedeli.

Dato presso San Pietro, il 7 luglio 2007

Benedetto XVI
 
 
 

miércoles, 22 de octubre de 2014

"A Dios rogando... y con el mazo dando"

Como si no hubiera sido suficiente el tremendo papelón dado en el último Sínodo de los Obispos por quienes creen que se puede jugar "a piacere" con la Doctrina de la Iglesia, quien hoy sigue ocupando el Trono de Pedro ha retomado el "misericordioso" báculo para continuar descargándolo con sumo vigor contra quienes son "culpables" de "delitos" contra el "Sagrado Progresismo". Esta vez el turno le tocó a mons. Olivieri, obispo de la diócesis italiana de Albenga, rea de acoger jóvenes que quieran seguir seriamente la vocación sacerdotal. La historia de mons. Livieres se repite. Veamos, en este caso, qué escusa encuentran, para sofocar una diócesis "manchada" con el "pecado" de la Tradición! La historia de los Franciscanos de la Inmaculada se repite!
"A Dios rogando y con el mazo dando ("misericordiosamente" se entiende!)"
Y, después, quién sigue? Temo por mons. Aguer...

Quien continúe sosteniendo que al Papa lo elige siempre el Espíritu Santo, bueno, creo que, al menos, en el 2013 no ha sido así!

Que Dios nos de fuerzas suficientes para resistir los tiempos que se vienen!

Miserere

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mercoledì 22 ottobre 2014

La diocesi di Albenga verso il commissariamento

La "cura misericordiosa" di Papa Bergoglio, dopo aver tanto beneficato i Francescani dell'Immacolata, si rivolge ora verso qualcun altro giudicato un po' troppo sensibile alle sirene della Tradizione.
Parliamo di mons. Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia, che ora verrà di fatto commissariato con l'imposizione di un vescovo ausiliare o coadiutore che, in pratica, lo esautorerà.
L'accusa, in linea con l'adagio francese per cui qui veut noyer son chien, l'accuse de la rage (chi vuole affogare il cane, l'accusa di rabbia) sarà sicuramente di non aver vigilato attentamente nella scelta dei seminaristi o avere problemi nelle finanze diocesane (come la quasi totalità delle diocesi, peraltro). Dato che la diocesi di Albenga attira, per le sue attitudini favorevoli alla Tradizione, moltissimi seminaristi (ne ha più Albenga che tutto il resto della Liguria), si troverà questa o quella pecora nera da rinfacciare al presule. La cui personale integrità, in ogni caso, non potrà mai essere messa in discussione da alcuno.

E comunque, non facciamoci illusioni. La vera ragione della persecuzione è dottrinale e liturgica e punta a colpire il clergé réfractaire alle novità rivoluzionarie.

Enrico


La notizia è apparsa anche su Il Secolo XIX, a firma di un giornalista che ha mostrato, già in altre occasioni, d'essere assai prevenuto nei confronti di mons. Oliveri. Essa va nondimeno confermata e corrisponde del resto alle voci che si rincorrono da mesi. Oggi stesso la decisione sarebbe stata presa.


http://blog.messainlatino.it/2014/10/la-diocesi-di-albenga-verso-il.html?spref=fb



martes, 14 de octubre de 2014

Hacia la apostasía?

En estos días se está desarrollando el Sínodo de los Obispos sobre la familia. Las pocas noticias que nos llegan, debido a la staliniana censura impuesta por el régimen vaticano, no se puede decir que sean muy alentadoras para el futuro de la Iglesia, de la Doctrina y de la Moral católicas. Desde la posibilidad de recibir la Sagrada Comunión de los divorciados vueltos a casar que "perseveran" en su pecado de adulterio hasta el "descubrimiento" de que en una pareja de homosexuales habría elementos de "santificación", ya no hay más cabida para el asombro! Vueltas y vueltas y más vueltas para darle un barniz de bondad y de comprensión a lo que con todas las letras la Iglesia Católica llama, desde siempre, pecado mortal: concubinato, homosexualidad, pederastía, adulterio, fornicación y, agreguemos también, sacrilegio, puesto que quienes se encuentran en pecado mortal y reciben la Comunión están, no sólo profanando la Sagrada Eucaristía sino también "comiendo y bebiendo su propia condenación" come dice Nuestro Señor en el Evangelio.

Estas ideas perniciosas que están sofocando la asamblea de los obispos gracias al documento "aperturista" del card. Kasper que ha dado el puntapié inicial para la admisión a la comunión a los divorciados vueltos a casar y afines, estarían avaladas por quien ocupa hoy el trono de Pedro.

Una fuga de noticias nos hace saber que la oposición a tamañas barbaridades sería mayoritaria. Tanto es así que el obispo de Roma, en mitad del sínodo, nombró a seis prelados afines a sus gustos para que intervinieran y tal vez así inclinar la balanza a su favor!

Ante el panorama desolador que estamos viviendo desde el 13 de marzo de 2013 y que ya no se puede ocultar más, ni pintar con los colores más lindos, ni disimular, ni explicar de ninguna otra manera más que decir la verdad, a alguien se le ocurrió escribirle una carta abierta. Por qué no preguntarle a Bergoglio (son preguntas mías): a qué juego estamos jugando? Queremos ser el Papa o no? Tenemos ganas de defender el Depósito de la Fe o no? Una "humilde" definición es lo que estamos esperando todos!

Miserere


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Nuevas voces anuncian un cisma. Carta abierta a Francisco



Impresionante exhortación a Francisco para que declare sus intenciones 
 
El siguente texto no proviene de un sector "tradicionalista" de la Iglesia. Ni de grupos sedevacantistas. Proviene, sí, de una persona que, formada en teología católica, aprecia que el gobierno de Francisco puede estar conduciendo a una apostasía general, de la cual una parte de la Iglesia permanecería aparte y fiel.

CARTA ABIERTA AL PAPA FRANCISCO

13 DE OCTUBRE DE 2014




¿Está Usted planeando redefinir la doctrina de la Iglesia?

Querido Papa Francisco:
La Iglesia nos enseña que, como teólogo católico, se me permite plantear preguntas con respecto al contenido de sus intervenciones (Sobre la Vocación Eclesial del Teólogo 24). De manera que eso el lo que pretendo hacer en esta carta abierta.
Desde que fue electo Papa, muchos de sus actos y afirmaciones han traído desasosiego entre no pocos cardenales católicos. Yo mismo he planteado algunas cuestiones anteriormente, en particular sobre cómo sus palabras y acciones parecen estar dando cumplimiento a las creíbles profecías católicas de nuestros tiempos. El centro de las crecientes inquietudes apunta a lo que parecen ser sus intenciones de cambiar o alterar la doctrina católica y posiblemente hacer concesiones pastorales en relación con la enseñanza doctrinal de la fe y la moral.

Sólo Pregunto:

Comienzo por preguntarle si Benedicto XVI no estaría refiriéndose a Usted cuando, como es bien sabido, al principio de su pontificado pidió: “Oren por que yo no huya de miedo a los lobos” ¿Está Usted planeando descarriar a muchos, primero fijando su objetivo en la familia (cambiando el significado del matrimonio, comprometiendo la moral sexual y las cuestiones de vida), ya que es el cimiento de la sociedad y de la iglesia doméstica? ¿ Por qué ha estado usted desenfatizando las doctrinas sobre la homosexualidad, la cohabitación, el aborto, y la anti-concepcíon? ¿Por qué ha estado Usted colocando estratégicamente en puestos clave a personas de mando que promueven hacer concesiones y cambios en la doctrina, causando ya confusión de esa manera? ¿Está usted por conducir a la Iglesia Católica a que haga un número de alarmantes declaraciones, referentes a por qué tiene que cambiar y modificar varias partes de su estructura y de sus creencias? ¿Por qué parece que las leyes tornadizas de nuestros países están siendo instigadas al unísono con los cambios que se están proponiendo en nuestras iglesias, con ambos juegos de nuevas leyes siendo compaginadas para redefinir y aceptar todo tipo de pecado?

¿Podrá esto Volverse una Cuestión de Validez Papal?

Es objetivamente imposible cambiar, descartar o comprometer una sola doctrina de la fe. Como lo he tratado en otro artículo, la Iglesia nos enseña que hasta un papa puede situarse en herejía personal si se rehusa a creer una sola doctrina, y si lo hace, se invalida a sí mismo como Papa. ¿Hay una sola doctrina de la fe que Usted se niegue a creer? ¿O que esté tratando de cambiar? ¿O que de hecho hará cambiar pronto?

Santo Tomás de Aquino confirma que todo miembro de la Iglesia, que obstinadamente descrea una sola doctrina de la Fe, pierde toda la gracia de la Fe teológica; y manteniendo voluntariamente de esa manera un solo  tipo de opinión de acuerdo con su propia voluntad se hace hereje.  Se vuelve más un asunto de escándalo cuando quienes guían a la Iglesia tratan la doctrina como si no lo fuera, arguyen que una doctrina ha sido hasta ahora controvertida, y luego se esfuerzan por re-definirla, tratándola como materia abierta a cuestionamiento, discusión u opiniones entre expertos. Esto es en esencia una labor de engaño. Más inquietud surge cuando los miembros de la jerarquía de la Iglesia dicen que no tienen intención de cambiar la doctrina de la Iglesia, cuando se aprestan a hacer concesiones pastorales aparentemente misericordiosas pero en realidad condenables, con el efecto secretamente buscado de hacer obsoleta una doctrina.

Usted no Puede Cambiar Doctrina Alguna del Catecismo

Aun cuando no todas las doctrinas contenidas en el Catecismo han sido definidas de manera infalible, el Catecismo sólo enseña la verdad, “la verdad que fue confiada de una vez para siempre a los santos”(Judas 3). El alterar significativamente cualquier enseñanza contenida en el Catecismo, que es la fuente de enseñanza de la sagrada doctrina,  “el texto de referencia seguro y auténtico para enseñar la doctrina católica”(FD 3), que “sin error sintetiza normativamente la totalidad de la fe católica” (GDC 120) y las “verdades salvíficas fundamentales” de la fe (GDC 124), conduce objetivamente a la herejía y a la apostasía. Sea que Usted cambie la doctrina o que simplemente sancione el transgredirla so pretexto de hacer una concesión pastoral (no obstante cuán noble en apariencia sea su razón) o que simplemente la reemplace con nuevas leyes de tolerancia, todo esto equivaldría a caer en herejía. El cambiar la doctrina de la Iglesia aun bajo la apariencia de una innovación pastoral no haría válido el cambio. Hoy en día hay un extendido liberalismo radical de compasión equivocada, falsa misericordia, y tolerancia excesiva propuestas en aras de ser pastoral y de estar al día. Pero sólo lo que sea verdadero pastoralmente puede ser verdaderamente pastoral. Nunca puede citarse a la misericordia como una alternativa o como opuesta a la doctrina:  La verdad doctrinal nunca puede adaptarse al creyente o a la época, sino que el creyente y la época deben ser invitados a adaptarse a la verdad doctrinal. Una enseñanza nueva o modificada o una concesión que eluda o cambie cualquier artículo de fe o que sólo le de una interpretación diferente de la tradicional y verdadera sería necesariamente herética. ¿Es esto lo que Usted está planeando hacer?

Jesucristo es el Camino, la Verdad y la Vida y no hay salvación a través de nadie más. Él es la plenitud de toda la Revelación divina, que subsiste en su integridad sólo en la Iglesia Católica. Los fieles católicos deben creer como cierta toda la doctrina de la Iglesia. Esta fe “es necesaria para la salvación” (CIC 183) para aquéllos que están conscientes de ella. Y no obstante que el Papa “tiene poder total, supremo y universal sobre toda la Iglesia” (CIC 882), éste es aplicable solamente cuando él sea un papa válido y así permanezca. Su cargo de papa lo obliga a salvaguardar e interpretar debida y auténticamente las doctrinas confiadas al Magisterio auténtico de la Iglesia por nuestro Divino Redentor (Mateo 16:18, 18:18), pero no son para usted, como individuo, someterlas al juego y a los fines ocultos del poder.  Y aun cuando la enseñanza de la Iglesia sobre el desarrollo de la doctrina permite un genuino progreso en la exposición y la comprensión de la Revelación, jamás autoriza cambiar, abandonar o desechar doctrina alguna de la Iglesia.

La Palabra, como nos la dan la Escritura (la Biblia) y la Tradición (el Catecismo), no pueden cambiar. La íntegra verdad divina de la Fe, entregada a nosotros en forma de la sagrada doctrina, es “sabiduría por encima de toda sapiencia humana” y sólo se entiende y se acepta mediante un profundo y auténtico “temor de Dios”.  Es el deber de la jerarquía de la Iglesia el llamar a los fieles a “obediencia de la fe” a la verdad completa de la sagrada doctrina contenida en la Escritura y la Tradición, con una libertad de conciencia que nunca los libera de la verdad, sino siempre y únicamente les da libertad en la verdad. Y toda labor de genuina pluralidad debe salvaguardar la unidad de la fe en su integridad doctrinal.

En vez de llamar a la humanidad a su conversión a Cristo y a la verdad de la doctrina, desempeñando el gran mandamiento de Jesucristo de: “id y haced discípulos de todas las naciones, enseñándoles a que observen todas las verdades” para que se conviertan por el bautismo, algunos vemos que su forma de proceder es buscando amoldar y comprometer la doctrina ante las tendencias actuales del pensamiento y comportamiento seculares, y tergiversarla para acomodarla a otras orientaciones religiosas. Papa Francisco, debemos mantenernos firmes en lo que ha sido encomendado a nosotros por Cristo y sus Apóstoles, o sea, el depósito íntegro de la fe que se halla en la sagrada doctrina (1 Tim 6:20). Estamos llamados a dejar que la verdad sobrenatural de Cristo hable por sí misma, pues “lo que nos hace creer (la doctrina) no es que las verdades reveladas nos parezcan ciertas e inteligibles a la luz de nuestra razón natural (mucho menos dentro del contexto de nuestra sociedad moralmente corrupta); creemos porque es la autoridad de Dios mismo quien nos las revela, quien no puede engañar ni ser engañado” (CIC 156). Sin embargo, aunque Dios no puede engañar, un papa sí puede hacerlo; especialmente con la engañosa bandera de (falsa) humildad y (falso) amor a la humanidad, que se despliega pero que no se practica en forma genuina.

Para reiterar mi punto principal, Papa Francisco, Usted no puede cambiar, alterar o desechar una sola doctrina sin desmantelar con ello todo el depósito de la fe. “Porque cualquiera que guardare toda la ley pero faltare en un solo punto se hace culpable con respecto a toda ella” (Santiago 2:10). Aun cuando sólo la doctrina más pequeña e insignificante sea rechazada, comprometida o alterada, la verdad entera de Dios se pone en riesgo.  Papa Francisco, Usted puede poner al día o cambiar las costumbres de la iglesia, como válidamente lo han hecho muchos en la jerarquía, pero no puede cambiar la doctrina de la iglesia una iota, no sólo la doctrina menos significativa (por ejemplo dar la comunión a los divorciados y vueltos a casar, dar la bendición de la Iglesia a parejas del mismo sexo o cambiar el significado de la Eucaristía) sin invalidar de hecho su pontificado. Sería imposible para un dirigente de la Iglesia permitir cualquier cambio pastoral substancial a una doctrina, pues tal cambio necesariamente haría esa adaptación pastoral incompatible con la doctrina, que además sería semejante a una herejía y apostasía. Transija con una sola doctrina católica y abrirá una caja de Pandora que en efecto deslegitimizará toda la doctrina católica.

¿Está Usted llevando a la Iglesia a la Gran Apostasía y Cisma?

Papa Francisco ¿está usted organizando un nuevo movimiento evangélico, que vaya a ser dado a conocer por etapas, mediante una estrategia de pasos graduales, a fin de evitar demasiadas preguntas, pero que será recibido como una bocanada de aire fresco por muchos? ¿Está Usted formando una falsa hermandad ecuménica como parte de una Iglesia ahora renovada, buscando unir a las iglesias del mundo en una Nueva Iglesia del Mundo, que llevaría a practicar nuevos ritos y abominaciones? La Iglesia no puede hacerse que se acomode al mundo moderno, ni puede su doctrina cambiarse para volverse incluyente con el fin de agradar a otras denominaciones, religiones y modas.

Y no importa qué otro bien haga Usted, no importa qué otro compromiso humanitario Usted promueva, o concurso de popularidad Usted gane, si Usted conduce a los fieles por un camino errado, no será nada más que un falso papa. Igual como todo el resto de nosotros, tiene Usted dos opciones – permanecer leal a la Verdad de Cristo o acoger mentiras como sustitutos de ella, lo cual es herejía, y diseminar esas mentiras por medio de engaños y artera apostasía, dividiendo de esa manera a la Iglesia en un cisma.

Papa Francisco, cualesquiera que sean sus planes, el hecho es que a muchos nos parece que usted está contribuyendo a la confusión espiritual de nuestros tiempos. Su centro de atención parece estar más en el hombre que en Dios, en agradar o impresionar al hombre más que a Dios, en aparentemente secundar al hombre en sus pecados más que en auxiliarlo en servir y obedecer a Dios y Sus Mandamientos. De ser esto así, entonces ¿a dónde quiere llegar con esto? Y ¿a dónde está conduciendo a la Iglesia?

¿Está entre Nosotros el Falso Profeta?

Papa Francisco, hay muchas enseñanzas y profecías bíblicas acerca del falso profeta, a algunas de las cuales parece Usted estar dando cumplimiento. ¿Por qué está usted apoyando vigorosamente a obispos disidentes que están proponiendo hacer concesiones pastorales heréticas y están buscando manosear la doctrina sagrada, mientras usted despiadadamente echa afuera, depone o les quita poder a otros obispos, conocidos por ser fieles a la doctrina? ¿Por qué le ofrece usted una tremenda sensibilidad pastoral a gente que ni siquiera quiere practicar la fe y está inclinada a ofenderla, pero en cambio ha dirigido un antagonismo despiadado hacia aquéllos que sí la practican? ¿Por qué cada vez más nos parece a algunos, que está en marcha una desorientación diabólica, aunque intencionalmente nebulosa, en la doctrina de la Iglesia bajo el gobierno de Usted?

La Biblia nos previene de falsos maestros que llevan al pueblo de Dios por un camino errado con sus mentiras y su temeridad. San Judas dice que ellos habrán de pervertir la gracia de nuestro Señor, tornándola en libertinaje. Nuestro Señor también advirtió repetidamente acerca de los falsos maestros que llevarán a muchos a su ruina espiritual. Jesús nos cuenta la parábola del trigo y la cizaña, con la cual nos ilustra que las semillas de la cizaña (la falsa doctrina) se parecen tanto a las del trigo, que aun los labradores (teólogos/ apologistas/obispos) tienen dificultad para distinguirlas, pues al demonio le gusta disfrazar la falsedad con la verdad, usar la virtud para justificar el vicio, y tergiversar la doctrina para justificar la herejía, tanto que hasta los fieles son engañados. Jesucristo de hecho nos amonestó a que estuviéramos alerta de los falsos profetas, que vienen a nosotros vestidos con piel de oveja pero que en su interior no son otra cosa que lobos voraces. Y San Pablo declara de esos villanos “Pero aun si nosotros o un ángel del cielo, les enseñara un evangelio contrario al de Jesucristo, que sea condenado”.

Papa Francisco ¿es Usted el lobo vestido de pastor, contra el cual la profecía católica nos ha prevenido? ¿Es usted el profetizado falso profeta de embustes y engaños que habrá de llevar a la Iglesia a un cisma? ¿Es usted el anti-Juan Bautista y precursor del anticristo que dominará al mundo? ¿Estará usted pronto a la puerta de la muerte, como lo profetiza el Libro de la Revelación, sólo en ese momento, justo como si un milagro hubiera tenido lugar, parezca haberse levantado de entre los muertos?

Aquí vale la pena considerar dos fuentes aprobadas de revelación privada: Primero, en La Salette, nuestra Señora nos previno que Roma habría de perder la fe y habría de volverse sede del anticristo; la Iglesia habría de ser eclipsada y no sabremos quién es el verdadero papa. Y segundo, en Akita Nuestra Señora nos previno de que el engaño de Satanás habrá de infiltrar a la Iglesia en un grado tal que veremos (buenos) cardenales divididos contra (malos) cardenales, en que la Iglesia será enredada en una revolución, Y hay muchas otras profecías católicas creíbles que nos dan una percepción, nos previenen y nos dan dirección para nuestros tiempos; profecías que todo católico debe tener presentes. Ellas nos dicen que habrá de venir un dirigente de la Iglesia por medio de quién el mundo habrá de ser engañado por sus muchos actos que serán considerados obras de gran caridad pero llevadas a cabo detrás de una falsa fachada de humildad y de palabras dulces presentadas con un maravilloso y amoroso carisma externo. Mediante sus enseñanzas alentará a la humanidad a caminar hacia un humanismo exaltado en vez de hacia Dios.

Es muy posible para un embaucador maestro engañar a los fieles católicos. El Padre Maciel, fundador de los Legionarios de Cristo, con sus simuladas ortodoxia, humildad y ostentosa santidad, engañó con éxito hasta a un papa (San Juan Pablo). El propio Catecismo señala que en los últimos tiempos, una gran parte de los fieles será conducida por mal camino, específicamente mediante un engaño religioso. Papa Francisco ¿es Usted un impostor que pondrá en riesgo la integridad de la doctrina de la Iglesia, que anunciará orgullosamente su solución de unir a todas las iglesias cual si fuera una sola, y que llevará a cisma a la Iglesia Católica? ¿Será Usted aplaudido por el mundo secular y loado como un moderno innovador por condonar el pecado? ¿Habrá Usted de encargar un referendo para adaptar las leyes de la Iglesia y condonar nuevas prácticas pecaminosas que congenien con los tergiversados derechos humanos, para luego forzar a la Iglesia a que preste un nuevo juramento a esta nueva falsa doctrina? ¿Va Usted a hacer una burla de la fe y la moral católica en nombre de una disciplina tornadiza, de una acción pastoral y de un respeto al voto popular, y proseguir con el plan oculto de colocar en lugar supremo la conciencia individual, por encima de la doctrina católica?

En nuestros tiempos, más que nunca, Satanás quiere causar un gran daño espiritual a la humanidad por medio de engaños. Sabemos que el falso profeta vendrá enmascarado como amigo de católicos, protestantes, judíos y musulmanes. En lugar de eso, es el falsario que ha entrado en la casa de Dios para engañar y destruir almas mediante lo que será el más grande engaño religioso de la historia.

Papa Francisco, si Usted es un falso profeta que busca arrebatar almas por medio de embustes, habrá de salir perdiendo. El libro de la Revelación dice que tanto el falso profeta como el anticristo serán arrojados al lago de fuego donde sufrirán para siempre. “El mal tendrá su hora, pero Dios tendrá Su día” (Venerable Fulton Sheen). Mucho de lo que sucederá en la Iglesia en estos tiempos ha sido predicho, y sabemos que Dios permite estas abominaciones por buena razón. La Iglesia, como Cristo, sufrirá su pasión, crucifixión y muerte, y sólo entonces para entrar en su resurrección en una Nueva Era de Paz (Fátima). Y sabemos que no habrá derrota para los fieles que se mantengan firmes en la fe y sostengan la Verdad – la Palabra de Dios – aun ante la adversidad, la herejía, la apostasía y el cisma. Papa Francisco, a cualquier defensa que Usted pudiera tener o hacer acerca de las cuestiones que he planteado, el tiempo habrá de revelar la verdad de las cosas.

A los Fieles Católicos:

A los fieles católicos yo digo lo siguiente: Vivimos en tiempos tenebrosos y peligrosos, en los que nuestra fe y nuestra moral están siendo atacadas y reprimidas por todas partes, y de la manera más siniestra desde el interior de la misma Iglesia. San Pablo nos previno en su primera carta a Timoteo que “en los últimos tiempos algunos habrán de apostatar de la fe por prestar atención a espíritus deshonestos y (falsas) doctrinas de demonios, seducidos por gente mentirosa” (1 Timoteo 4:1). Deben ustedes estar alertas a los signos de los tiempos que fueron profetizados en las Sagradas Escrituras, incluyendo el Libro de la Revelación, y en las creíbles profecías marianas y modernas. La sólida profecía católica señala que el tiempo de la gran batalla predicha en la Escritura, que tendrá lugar en los últimos tiempos está de hecho ante nosotros hoy en día. No obstante lo que venga, la Iglesia Católica de Jesucristo permanecerá intacta, aunque quede sólo un remanente. Jesucristo prometió que la Verdad jamás podría cambiar ni ser derrotada. Aquéllos que se separen de la Iglesia en estos tiempos transigiendo en la doctrina, aun por seguir al papa, dejarán de estar unidos a la verdadera Iglesia.

Recen por recibir la gracia para discernir la Verdad, La victoria será de Nuestro Señor. Todo lo que necesitan hacer es evitar las trampas que pueden ser colocadas para arrebatar las almas de ustedes. No dejen que la falsa doctrina les sea impuesta, aun cuando sean ustedes acusados (falsamente) de falta de tolerancia, falta de compasión, falta de amor, falta de respeto para los derechos humanos o de ser injustificadamente moralistas. Que Jesús les abra los ojos a cualquier posible engaño que se presente o mentiras que les sean presentadas junto con verdades a medias, con ambigüedad; y que el Señor no permita que ningún dirigente falso divida a la Iglesia. Rueguen por la gracia del discernimiento, a fin de que nunca nieguen la Verdad. Sean firmes en su creencia en la Palabra de Dios, las Enseñanzas de la Iglesia y los Sacramentos. No importa cuánto sea atacada la Iglesia de Jesucristo, Dios no permitirá que sea destruida (el famoso sueño de San Juan Bosco de la guerra al interior de la Barca de Pedro nos viene a la memoria aquí). Puede estarse desplegando un plan taimado para conducirlos a ustedes a la gran apostasía, el primer sello del Libro de la Revelación, y será el engaño más grande de la historia, de manera que deben examinar todo lo que se les diga de ahora en adelante, aun cuando venga del Papa Francisco. Pues el hombre nunca puede vivir de pan solamente, sino de la verdadera Palabra de Dios. Negar o abandonar tan solo una doctrina de la fe equivale a negar y abandonar al mismo Jesucristo, como lo hizo Judas. Los fieles deben mantenerse alertas de cualquier posible plan de alterar o desechar doctrina a los caprichos del modernismo y del relativismo.

A los Fieles Católicos y a la gente de buena voluntad, declaro que ahora se requiere vigilancia. No permitan que los engañen con mentiras que provengan de la fuente que fuere de la Iglesia, y no mantengan indebidamente lealtades equivocadas. Sigan la Palabra de Dios como fue expresada desde el principio. No caigan por los falsos llamados a la caridad que hacen aquéllos que buscan la aceptación de sus propias vidas pecaminosas, mientras ellos desafían las Leyes de Dios y ahora pudieran pronto recibir la anuencia de la Iglesia para que sigan haciendo lo mismo. Y cómo pueden los fieles discernir qué es qué – si las nuevas enseñanzas aducen que Jesús condona el pecado, entonces sabrán que ésta es una mentira. La verdad es que Jesús siempre, clara y contundentemente detesta todo pecado aun cuando ame al pecador. Y Jesús jamás transigiría en Su verdad.

Para Concluir

Papa Francisco, si usted pretende amoldar cualquier doctrina de la fe al mundo profano y secular de ahora, o aun desenfatizar alguna cierta doctrina para producir una nueva tolerancia hacia el pecado, la Iglesia no se unirá a Usted, ni los fieles asentirán. Pues tal apostasía invalidaría su pontificado. Yo lo convido a que en vez de eso tome usted su verdadero deber de salvaguardar y promover activamente la sagrada doctrina y con ello formar evangelizadores que sean testigos vivientes de la fe, para formar los santos del tercer milenio Cristiano. En este momento, yo sólo animo a todos los católicos a que le amen y le obedezcan, Papa Francisco, en todos los asuntos de la verdadera fe, pero también aliento a los fieles a que se pongan más atentos a los signos de los tiempos. Papa Francisco, si usted todavía decide permitir cualquier cambio en la doctrina, entonces la jerarquía legítima de la Iglesia pondrá al tanto claramente de esos asuntos a los fieles en ese momento y nos indicará cómo debemos responder de buena fe. No siendo ésto lo que suceda, sólo amor, obediencia y oraciones por Usted, Papa Francisco, permaneciendo debidamente alertas y vigilantes con respecto a los proféticos signos de los tiempos presentes.

Sinceramente en Cristo

por Kelly Bowring
Tomado de: Two Hearts Press
Traducida del inglés por Roberto Hope